Una riflessione che riguarda tutte quelle persone che in un mese e più hanno rastrellato le nostre montagne in cerca di archetti, trappole e reti e multando cacciatori. Certo questi signori facevano “osservare” le leggi anche oltrepassando le regole del buon senso. Io mi faccio una semplice domanda (ma ce ne sono tanti che come me si domandano queste cose). Queste persone che sono così zelanti a far osservare le leggi contro la caccia e ad andare in televisione a far vedere il loro magro bottino, perché non si fanno vedere ad andare a dare una mano a questa gente alluvionata che ha subito danni enormi? Eppure in queste occasioni si vedono solo Vigili del Fuoco e Protezione Civile e altri volontari. Ma di questi NOA, LIPU, WWF, LAC e di altre Associazioni contro la caccia neanche l’ombra.
Io, come cittadino, farei un invito ai politici e a tutti quelli che hanno possibilità di comando: prendete queste persone e mandatele a pulire i fiumi onde evitare tutti questi danni. Ma il paradosso sta proprio qui. Gli ambientalisti dicono di non toccare niente, e di lasciare tutto allo stato naturale. Non si possono pulire i fiumi. Non si può togliere la sabbia e non si possono toccare le piante che crescono in mezzo ai fiumi. Non si possono pulire i fondali in modo che l’acqua possa scorrere… Poi si lamentano se succedono le disgrazie. Tanto i danni li paga il cittadino.
E torniamo ai NOA che hanno setacciato le nostre Valli. Avranno pur visto tutta la porcheria che c’è nei fiumi. E allora perché non si mettono a pulirli, se questi NOA sono un Corpo Forestale? Certo è più comodo andare a spaventare dei cacciatori anziani facendo perquisizioni come se si fosse in guerra. A quelli che comandano i NOA mi verrebbe da augurargli una frana o la piena di un fiume sotto o intorno alla casa, forse allora capirebbero cosa è più giusto fare. Ma ormai a questo mondo si amano di più gli animali che le persone e il detto dice che “ognuno ama i suoi simili”. Non mi pare che servano altri argomenti. Chi vuol intendere intenda.
Giuseppe Bregoli
Pezzaze, novembre 2010 |