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lunedì 23 luglio 2018 | 00:25
 Edizione del 14/12/2017
 
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Lettera a Gesù Bambino 2017
Ola, cucciolotto divino, come te la passi? Sei pronto per la duemila diciassettesima esima volta a soffrire per l’ennesima nascita? Ci sono alcuni uomini, qui sulla terra, convinti che far nascere un bambino sia come togliere un cotechino dalla pentola
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Lettera a Gesù Bambino 2017
( VERSIONE TESTUALE )

La tua mamma, e tutte le mamme sanno che non è così. Il nascere è una sofferenza sia per la madre che per il bambino. Se poi penso che per farti respirare sei stato sculacciato 2017 volte, sono convinto che tu ormai abbia le chiappette viola e delle notevoli difficoltà a sederti perfino su un cuscino di piume d’angelo. E non piangere a Natale, che qui sono tutti allegri e fan finta di essere buoni. Quando escono dalle nuove cattedrali del consumo, carichi di un’infinità di cose superflue, sono perfino capaci di regalare 50 centesimi a un barbone mezzo congelato che con gli occhi bassi tende la mano. Alla faccia della carità cristiana. Ambetre noi, mio padre, io e il nuovo nonno, non siamo cattolici e neanche battezzati, non per questo non aiutiamo il nostro prossimo. Pensa che vogliamo bene anche al sindaco del nostro paese, che ci voleva sfrattare dalla casa che abitiamo, secondo lui abusiva. Poi si è reso conto che avrebbe avuto altre tre bocche da sfamare e ha deciso di chiudere un occhio. Per nostra fortuna non ha mai scoperto chi gli ha buttato una notte d’estate nove pantegane incazzate nella camera da letto, che ancora oggi quando la moglie sente parlare di topi le prendono gli svenimenti. Noi “senza Dio” come ci chiamano in paese, quando capita qualche senza tetto a “ravanare” nella discarica a nord della nostra abitazione, lo invitiamo a dividere con noi quel poco che abbiamo. Di solito sono persone anziane, e non hai idea di quante storie sanno raccontare. Aveva ragione Leopold Senghor, presidente e poeta del Senegal, quando scriveva che ogni volta che muore un vecchio, è come se si incendiasse una biblioteca. L’ultimo che abbiamo ospitato era un partigiano come il nuovo nonno. Si sono abbracciati con un’emozione indescrivibile. Questo vecchio, che si muove con l’aiuto di un bastone a causa di un ginocchio malandato, ha partecipato alla guerra partigiana in Valle Trompia, e ci raccontò che la sera, in una malga sull’altipiano di Nasego, dove era stato bruciato vivo sul fuoco della stessa, un loro compagno, per cena si doveva scegliere tra tre castagne o un cucchiaio di riso. Diventa difficile, sosteneva lui, mettere sullo stesso piano, noi e i ragazzi di Salò, che mangiavano in mensa, avevano una calda divisa e armi moderne e efficienti. Ti assicuro che non c’era odio nella sua voce, diceva che una persona, indipendentemente dalla scelta che aveva fatto, era connotata dal suo comportamento, non dalla sua fede politica. Come al solito sto divagando, faccio sempre così, quando ho qualcosa da farmi perdonare. Ho provocato un grosso dispiacere a quel che rimane della mia famiglia, perché ho lasciato la scuola. Perché ho lasciato la scuola? Il preside mi ha sospeso per due settimane a causa del mio comportamento, anche se nessuno poteva testimoniare contro di me per la cosa più grave. Avevo dei precedenti, tipo, una sigaretta scroccatami per l’ennesima volta da un bidello, al cui interno avevo infilato un piccolo petardo, tipo, tagliare i fili della campanella per prolungare la ricreazione, tipo, mettere una fialetta di cloruro di stronzio sotto la cattedra del professore schifiltoso di italiano, per ridere con i compagni alla sua reazione. Comunque a te, voglio confessare la mia colpa, era un venerdì mattina, ore 7e 40, uno stronzo di cane, bullo e ipocrita come pochi, con la complicità di altri due alunni, aveva picchiato un mio amico e gli aveva gettato lo zaino nel cortile. Ebbene, quella mattina, mentre lui stava davanti ad un armadietto metallico, relativamente capiente, l’ho spinto da dietro, l’ho chiuso dentro, ed ho buttato le chiavi in un tombino. Mi sono recato con calma al terzo piano, e sono entrato in classe ostentando indifferenza. Verso le ore undici si è sentito un boato che è rimbombato in tutto l’edificio. A scuola non ci tornerò più. Hitler bruciava i libri, ora stanno distruggendo la cultura, la conoscenza. Gli insegnanti sono desolati, paranoici, sull’orlo di una crisi di nervi, e a noi con la “Buona Scuola” chiedono l’alternanza scuola-lavoro, però gratis. Aveva ragione il nonno quando diceva che nel governo invertendo l’ordine dei (mal)fattori il risultato non cambia. Io, dopo le lezioni, di lavoro da fare, per schivare la fatica a mio papà e al nonno ne ho fin troppo. Raccolgo i cachi, le nespole, devo procurare la legna, riempire la cisterna d’acqua, curare il pollaio, e vorrei rivolgermi a questi cattivi cristiani, a quelli che il nonno apostrofa come i “parassiti del Paradiso” con i versi che concludono la poesia “Operaio” di un poeta definito, anni fa, dall’assessore alla cultura del suo paese: “chi? Quell’anarchico, sovversivo e comunista?” che così, recitano: “… e se è un servo che cercate/cercatelo altrove”. Ti saluto e ti auguro una nascita indolore, regalandoti come al solito una poesia che parla di te del mai dimenticato Prevért.

“Omelia-melodramma”

Perentorio, dritto sul pulpito,
un tizio parla a gente seduta sulle sedie.
Ed è sempre lo stesso delitto passionale,
lo stesso fattaccio di cronaca, con i chiodi, la croce,
le spine, la spugna, l’aceto, le pie donne,
il gangster buono e quello cattivo,
il traditore, il tuono e i lampi.
Quelli seduti l’ascoltano con pazienza angelica,
ma sulle lastre di marmo, il cigolio dei piedi delle sedie,
testimonia che danno prova tutti insieme
di un’impazienza diabolica.
la suspense del racconto del supplizio sembra loro
più lunga del supplizio stesso.
Conoscono la storia e sanno che: ”finisce bene,
perché alla fine l’eroe risuscita”.

P.S.: C’è una bambina palestinese di sei anni che vive a Hebron, ha un padre perseguitato dai coloni, un frigo quasi vuoto e una casa con le finestre protette dalle reti perché i coloni tirano pietre e spazzatura. Ci pensate tu e il tuo papà, o devo scrivere una letterina al WWF, che almeno quelli, gli animali cerca di proteggerli. Oppure gli Israeliani oltre che essere ”il popolo eletto”, sono anche intoccabili, perfino da voi?


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