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giovedì 13 dicembre 2018 | 06:18
 Edizione del 19/02/2018
 
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A me il ''Grosso d’Oro'' ma ringrazio di cuore…
Ho ricevuto moltissimi complimenti per il riconoscimento ricevuto recentemente dal Sindaco di Brescia Emilio De Bono con il “grosso d’oro”. Credo di aver risposto a tutti ma non essendone sicuro ringrazio di cuore anche quelli che involontariamente ho dimenticato. Vorrei anche pensare che i complimenti ricevuti non siano rivolti solo a me
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A me il ''Grosso d’Oro'' ma ringrazio di cuore…
( VERSIONE TESTUALE )

Quanto mi è stato dato di realizzare prima nell’impegno in oratorio, poi nella politica (che non è mai sporca se non siamo noi a sporcala o lasciare che altri la sporchino con il nostro disinteresse salvo poi lamentarsi se le cose non vanno come dovrebbero), e in fine dopo 30 anni in fabbrica nella cooperazione, si è reso possibile anche per vari motivi.

In oratorio ho avuto la fortuna di incontrare due grandi sacerdoti (Don Francesco Zilioli e Don Roberto Fè) che mi hanno inculcato il senso di responsabilità nei confronti della comunità nel suo insieme ed in particolare delle persone svantaggiate. A quindici anni mi mandavano settimanalmente a trovare una donna anziana sola e insieme a un adulto una persona in carcere.

Nell’impegno politico e nell’amministrazione comunale per aver avuto un grande sindaco Angelo Grazioli in primis (e poi Gianni Bondio e Pippo Salvinelli) che, oltre ad avermi aiutato in un momento di grave difficoltà familiare, mi accompagnò nell’assunzione della responsabilità di assessore all’Urbanistica e Lavori Pubblici e nei Servizi sociali con l’esempio, la sua lungimiranza e con il sostegno morale. Insieme a lui dei tecnici seri e impegnatissimi nello svolgimento dei loro compiti all’urbanistica e lavori pubblici che hanno permesso di portare a termine progetti importanti e innovativi e poi due assistenti sociali favolose che mi hanno introdotto e sostenuto nel profondo cambiamento della gestione ai servizi sociali.

Nella cooperazione, arrivato in un momento difficilissimo della mia vita professionale e da una esperienza sindacale disastrosa, l’aver incontrato amici (Giovanna Giordani Bussolati, Felice Scalvini, Andrea Lepidi) che mi hanno indirizzato prima nella Cooperazione dell’edilizia popolare (con il compito di occuparmi anche dei gruppi di volontariato che in provincia erano sorti e che volevano trasformarsi in cooperative di solidarietà) e poi nella cooperazione di solidarietà è stato provvidenziale. Con loro mi è stato possibile per cinque anni sperimentare la costruzione di case per persone che non avevano grandi possibilità economiche dando loro un’abitazione che rispondesse alle loro necessità famigliari. E poi dopo aver conosciuto, tra gli altri, un grande cooperatore da cui ho imparato il significato di cooperazione di solidarietà accompagnandolo in macchina a vari convegni nazionali (Giuseppe Filippini), l’impegno per favorire la nascita di nuove cooperative di solidarietà sociale al fine di dare una risposta concreta e professionale ai bisogni delle persone in difficoltà. Siamo passati dalla costituzione della cooperativa Casa del Fanciullo con Don Angelo Chiappa dopo la chiusura dell'orfanatrofio di Bogliaco e la costituzione di sei comunità per portare i ragazzi con genitori che avevano perso la patria potestà, il più vicino possibile ai luoghi di origine, alla costituzione della cooperativa Pubblicoop per la gestione del verde pubblico del Comune di Brescia finalizzato al reinserimento lavorativo delle persone tossicodipendenti in uscita dalle comunità di recupero e a seguire, L’Aquilone a Gardone V.T. e poi L’Ecopolis, L’Andropolis e l’AESSE per il reinserimento lavorativo delle persone con problemi psichiatrici. E ancora l’Exodus per dare una professionalità spendibile nel mercato del lavoro alle persone carcerate a fine pena e poi 180Gradi e Alborea. E in mezzo il SOL.CO., il Valli e l’impegno in Federsolidarietà.

Ma tutte queste attività come avremmo, come avrei potuto avviarle se non avessimo incontrato sulla nostra strada persone come l’ex sindaco di Brescia Cesare Trebeschi che ci chiamò per affidarci la gestione del verde pubblico della città alla condizione di inserire al lavoro almeno il 50% di persone tossicodipendenti in uscita dalla comunità di recupero.
Giuseppe Taini presidente dell’USSL 41 che, coi suoi più stretti collaboratori, sottoscrisse una convenzione per servizi di pulizia e lavanderia finalizzati al reinserimento delle persone in uscita dal manicomio che doveva essere chiuso in seguito all’approvazione della mitica legge 180. Don Armando Nolli e il Dr. Giancarlo Zappa che ci sollecitarono, dandoci un congruo aiuto, a dare una risposta al problema del reinserimento sociale e lavorativo delle persone carcerate. Maria Paola Colombo Svevo che negli anni ottanta, da assessore, promosse il primo Piano Socio Assistenziale con un profondo cambiamento della gestione dei servizi socio assistenziali promuovendone di nuovi e sostenendo la sperimentazione proposta dalla cooperazione sociale che in quegli anni ebbe un enorme sviluppo. Mario Fappani che all’inizio degli anni novanta da assessore propose e sostenne la proposta della prima legge sulla cooperazione sociale. In Federsolidarietà Franco Marzocchi che chiamandomi a far parte del Consiglio di presidenza nazionale e dandomi l’incarico di seguire vari consigli regionali mi ha dato la possibilità di incontrare in varie parti d’Italia numerose realtà stupende dalle quali ho imparato molto e fatto amicizie che ancora oggi a distanza di tanto tempo sono vive.

E cosa avrei potuto fare se in ISB non fosse arrivato Beppe Felchilcher a chiudere il progetto PANTA REI e poi a sostituirmi in un ruolo troppo impegnativo per le mie capacità? E ancora devo essere grato a Felice che in Fondazione Cosis mi diede la possibilità di andare innumerevoli volte in Sicilia con l’intento di finanziare nuove cooperative sociali. Lì ho avuto modo di incontrare cooperatori splendidi che mi hanno insegnato tante cose in una realtà in cui tutto sembrava difficile da realizzare. Per esempio a Siracusa, all’interno del carcere, sono riusciti a produrre dolci siciliani dando lavoro a 40 persone detenute e, ad Aci Reale ho avuto modo di incontrare cooperatori che gestivano comunità per minori ma al compimento dei 18 anni questi non venivano lasciati a se stessi ma venivano inseriti in una cooperativa di tipo “B” per imparare a fare i muratori, elettricisti e idraulici. Cooperative di grande eccellenza.

E, come presidente di molte di queste cooperative, cosa avrei potuto fare se non avessi avuto con me, come ho avuto in questa ultima mia esperienza all’Aquilone, cooperatori e volontari motivati e che avevano ben compreso il significato di operare in una cooperativa di solidarietà sociale in cui sperimentare la condivisione delle scelte e l’attiva partecipazione nella loro realizzazione.

In fine, ma non per ultimo, non sarei stato in grado di fare nulla se non avessi avuto una famiglia che mi educò al bene comune e poi la famiglia che abbiamo formato con mia moglie che mi ha sempre sostenuto, con tutti i nostri familiari, in tutto.

Per questo mi piace pensare che, il riconoscimento e i complimenti, vadano anche a tutte queste persone ed anche alle molte altre che proprio perché sono numerose non mi è possibile citarle tutte. A voi e a loro il mio grazie!

Beppe Pezzotti


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