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lunedì 22 ottobre 2018 | 11:04
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L’Italia oltre il mare La grande emigrazione
Nel mondo ci sono circa 60 milioni di oriundi italiani e la metà di questi si trova in Brasile: vale a dire che su 200 milioni abitanti, gli oriundi sono il 15% della popolazione brasiliana. Sono numeri sconvolgenti, visto e considerato che l’Italia stessa ha una popolazione di 60 milioni di abitanti
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L’Italia oltre il mare La grande emigrazione
( VERSIONE TESTUALE )

Come è possibile che ci siano tante persone d’origine italiana? Come è avvenuto ciò? Tutto iniziò nell’800 con l’evento conosciuto come “La Grande Migrazione”, e prima ancora con l’Unità d’Italia. Una volta divenuta il paese che conosciamo oggi nel 1861, l’Italia si trovò in una realtà sociale desolante, con un elevato tasso di povertà e di disoccupazione. I tanti contadini collocatI nel ceto basso della popolazione non avevano terre da coltivare, dal momento che il paese attraversava un periodo di arretratezza agricola e, nonostante una ridistribuzione delle terre, i piccoli agricoltori non riuscirono a trarne alcun beneficio. Oltre ai contadini, gli immigrati italiani inoltre erano in gran parte uomini senza una specializzazione lavorativa precisa.
Nel 1861, gli italiani emigrarono verso le regioni più interne dell’Europa, come la Francia, la Germania e la Svizzera. Tra il 1870 e il 1970, 26 milioni di italiani sono emigrati dalla loro patria in nave, affrontando il mare e la fortuna. I principali punti d’arrivo erano gli Stati Uniti, il Sudamerica (soprattutto Brasile e Argentina) e l’Australia.

Annuncio italiano di stimolo all’emigrazione.
In Sudamerica, il flusso italiano fu considerevole, come ci confermano i numeri. Oltre agli oriundi italiani in Brasile, in Argentina (43 milioni abitanti) gli abitanti d’origine italiana ammontano a 15 milioni. Per gli appassionati del calcio, basta dare un’occhiata ai cognomi dei calciatori della nazionale argentina e si riconosceranno facilmente quelli italiani, per esempio Messi, Pezzela, Mascherano, Biglia, Lavezzi o Benedetto. Occhio anche al nome del Papa Francesco, un italo-argentino: Jorge Mario Bergoglio!
Piano piano, gli emigrati sono riusciti a inviare in Italia i propri guadagni, le “rimesse”, per aiutare la famiglia. Più soldi arrivavano, più gli italiani si sentivano incoraggiati a emigrare. Perciò, le politiche dell’epoca capirono il potenziale che l’emigrazione avrebbe potuto avere per aiutare il paese in una situazione così complicata. Si arrivò a una vera campagna politica per stimolare l’emigrazione, da una parte perchè i soldi arrivati aiutavano l’economia italiana, e d’altro canto anche perché emigrare era una soluzione per tanti cittadini che provavano una vita di miseria. Pertanto si può dire che gli emigrati hanno aiutato l’Italia, anche se rischiando la propria pelle.
È importante sottolineare gli ostacoli di questa impresa per gli stessi emigrati. Il viaggio era lungo e faticoso, di circa 20-25 giorni di navigazione. Le navi, di solito piene, non avevano lo spazio adeguato per tutti, e purtroppo molti morirono proprio dentro le navi, e gli altri passeggeri erano costretti a gettare i corpi nelle acque dell’Oceano. Se gli emigrati hanno aiutato l’Italia, si può dire che hanno aiutato anche altre nazioni. Quanti italiani hanno collaborato nella costruzione dei grattacieli americani? In Sudamerica, gli emigrati lavoravano soprattutto in campagna, nelle zone da coltivare che esistevano in alta quantità in quella regione.
Una curiosità interessante è che l’emigrazione italiana in Brasile divenne più intensa dopo il 1888, quando il governo brasiliano dell’epoca costituì la legge per abolire la schiavitù. Di conseguenza, cominciò a mancare la manodopera nelle proprietà rurali. Infatti, tanti italiani lavorarono nelle piantagioni di caffè brasiliane, ma dovendo sostituire gli schiavi, si ritrovarono a servire dei padroni non molto gentili: anzi, alcuni emigrati vivevano sotto condizioni abusive. I capi che si interessavano a importare emigrati per svolgere i lavori nei propri poderi offrivano il biglietto (di solo andata) e anche i costi iniziali per sistemarsi nel nuovo posto. Però gli italiani dovevano ripagare il tutto lavorando. Alcuni capi potevano essere perfidi, al punto da buttare via le lettere arrivate dall’Italia, onde evitare che i lavoratori provassero la nostalgia di casa.
Un emigrato italano scrisse alla madre: “Sono andato in America perché mi avevano detto che le strade erano lastricate d’oro. Sono arrivato e ho scoperto che le strade non erano nemmeno lastricate. Di più, ho scoperto che io dovevo lastricarle.”

Gli italiani a São Paulo, 1890 circa. In Brasile, il 21 febbraio è considerato il giorno nazionale degli imigrati italiani.
Il contributo italiano nei paesi stranieri non si è limitato soltanto alla manodopera: è innegabile che gli emigrati italiani contribuirono non solo a costruire fisicamente tante nazioni con il sudore, ma inoltre segnarono anche l’identità culturale di questi paesi. Gli italiani infatti hanno portato con loro la propria cultura, facendola diventare parte delle culture ospitanti. Chi, ad esempio, non ha mai sentito parlare di “Little Italy”, a New York? È una delle più famose colonie italiane al mondo.
Nel Sud del Brasile, le colonie risultarono in città come Nova Pádua (il nome portoghese per “Padova” è “Pádua”), Nova Trento e Nova Bréscia. Questi nomi già ci fanno avere un’idea della regione italiana da dove vengono gli emigrati, ovvero il Nord Italia. La maggior parte degli emigrati sono del Veneto e della Lombardia, però le regioni più a Sud, come la Campania e la Calabria, anche fornirono tanti italiani. Inoltre la cultura italo-brasiliana è molto forte nelle regioni Sud e Sud-Est del Brasile ed è percepibile nei costumi, nella gastronomia, nell’architettura e nelle feste regionali.
Come sarebbero oggi molti paesi se non fosse mai avvenuta la Grande Emigrazione italiana? Sicuramente il mondo sarebbe diverso, perché questi italiani hanno cambiato il mondo per sempre, soprattutto i paesi sudamericani. Forse, il mondo e l’Italia stessa devono ringraziare questi viaggiatori avventurosi che lasciarono in una patria straniera le proprie tracce nel passato e lasciarono che anche i loro discendenti portassero la loro storia verso l’infinito.
Pedro Andrade


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