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Il Codice Brandis, la più antica mappa dei Castelli dell’Alto Adige
Vigili sentinelle all’ingresso delle valli e orgogliosi rappresentanti dello stato aristocratico tirolese i Castelli dell’Alto Adige costituiscono un elemento imprescindibile del territorio che conta la maggior concentrazione di manieri e di residenze fortificate di tutta Europa
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Il Codice Brandis, la più antica mappa dei Castelli dell’Alto Adige
( VERSIONE TESTUALE )

Non è quindi un caso se all’Archivio storico provinciale di Bolzano è custodita la più importante raccolta iconografica dedicata ai castelli: il Codice Brandis. Si tratta di un documento di straordinario valore storico e artistico non solo per la maestria con cui sono stati disegnati i castelli, le residenze signorili o le città fortificate, ma anche per le numerose informazioni che offre sullo stato di conservazione degli edifici raffigurati.
Non si conosce il nome dell’esperto autore delle 105 tavole raccolte nel Codice, così come rimangono sconosciute le cause che indussero il disegnatore a trascurare alcune zone come le città di Bolzano e di Innsbruck e i castelli disseminati lungo la Val d’Isarco, lasciando così l’opera incompleta. Anche sulla data di stesura dell’importante documento si possono fare solo delle congetture, sebbene alcuni elementi permettano di indicare alcune date, come nel caso del disegno dedicato alla città di Merano che possiamo far risalire al 1618, anno in cui la cupola del campanile della Parrocchiale di San Nicolò fu costruita nella forma attuale. Di certo si sa che il nome del committente: il conte Andrä Jakob Brandis, uomo di fiducia dell’arciduca Massimiliano III, capitano del Tirolo, primo barone della nobile famiglia Brandis, il quale proprio agli inizi del Seicento era intento a scrivere un’opera monumentale sulla storia del Tirolo. Da qui il nome del Codice. È quindi molto probabile che le immagini fossero destinate a integrare la parte descrittiva, ma è anche ipotizzabile che potessero servire per una valutazione sommaria dello stato di benessere della nobiltà locale, vista l’urgente necessità da parte del potere centrale di reperire i fondi necessari ad affrontare la Guerra dei Trent’anni, allora in pieno svolgimento.

Del tutto incomprensibile rimane il fatto che sul Codice Brandis in oltre quattrocento anni non sia mai stato pubblicato nulla di organico, né in italiano, né in tedesco e che l’interesse degli studiosi sia stato sin qui solo marginale. Ne fa eccezione il libro “Il Codice Brandis. Il Trentino“ del 1975 del Soprintendente ai Monumenti e alle Gallerie di Trento, prof. Nicolò Rasmo, che aveva analizzato esclusivamente i 56 disegni del Trentino, e il saggio del conte Oswald Trapp, uscito nel 1973 sulla rivista Der Schlern con un’elencazione dei nomi dei castelli e dei loro proprietari.

La recente riscoperta del Codice Brandis si deve allo storico Alessandro Baccin dell’associazione Tangram di Merano che nel 2012 era venuto a sapere della presenza del Codice Brandis all’interno di una mostra allestita al Castello del Buonconsiglio di Trento e da allora aveva avviato una serie di iniziative con l’obiettivo di evidenziare l’importanza culturale del documento. Nel corso degli anni il materiale di studio raccolto durante le decine di conferenze e di sopralluoghi ai siti storici è stato tale che Tangram ha pensato di pubblicare le ricerche sotto forma di un’elegante trilogia grazie all’appoggio concreto degli enti pubblici e di alcuni sponsor.

È nelle librerie il primo volume intitolato Il Codice Brandis. I castelli del Burgraviato, della Val Venosta e dell’alta Valle dell’Inn, che analizza da vicino la storia del Codice basandosi sulle interviste col conte Jakob Brandis, ultimo erede della nobile famiglia, sul supporto strategico dell’Archivio storico provinciale di Bolzano e sul materiale fornito dal gruppo di studiosi costituitosi per condurre la ricerca pluriennale. Nelle 176 pagine del libro troviamo quattro preziosi saggi utili a contestualizzare il periodo storico, numerose immagini provenienti da archivi, musei e collezioni private e una dettagliata descrizione condotta dalla ricercatrice Ulrike Kindl, autrice di numerose pubblicazioni di fama internazionale, che analizza con dovizia di particolari tutti i disegni dei primi tre percorsi compiuti dallo sconosciuto paesaggista: dalle residenze storiche di Maia Alta, alle città fortificate di Merano e di Glorenza, dalla Certosa della Val Senales allo sbarramento di Finstermünz in Austria fino ai castelli della zona di Landeck che all’epoca presidiavano i delicati confini del Tirolo con la Svizzera.

Nel libro troviamo una descrizione storica dei disegni originali relativi alla zona del Burgraviato con Castel Giovo, Castel Scena, zona montuosa all’ingresso della Val Passiria, Castel Gaiano, Castel Gatto (due schizzi), Castel Verruca, Castel Eschenlohe, Castel San Zeno, Castel d’Aura, la città fortificata di Merano con Castel Kallmünz, paesaggio attorno a Castel Tirolo, Castel Fontana, Castel Knillenberg, Castel Reichenbach, Castel Rottenstein, Castel Winkel, Castel Rubein, Castel Trauttmansdorff, Castel Rametz, Castel Labers, il convento di Maria Steinach a Lagundo, Castel Foresta.

La zona della Val Venosta viene descritta partendo dal pregevole disegno della dogana di Tel e proseguendo con Castel Stachlburg, Castel Naturno, Castel Taranto, Castel Juval, l’entrata della Val Senales, il monastero certosino della Val Senales, Castelbello, il castello e il villaggio di Laces, i castelli di Monte Sant’Anna e di Coldrano, Castel Montani di Sopra e di Sotto, Castel Montechiaro, Castel Coira, la città fortificata di Glorenza, il Castello del Principe, l’ingresso in Val di Tubre, i Castelli di Rotund e Reichenberg.

La zona dell’alta Valle dell’Inn inizia col disegno del Castello di St. Petersberg, e prosegue con gli schizzi del villaggio di Imst e dintorni, il Castello di Kronburg, il Castello di Schrofenstein e lo sbarramento di Lötz, Castel Landeck, i Castelli di Wiesberg e di Bideneck, le fortificazioni di Finstermünz, la Chiusa di San Nicolò (Niklas-Klause), il Castello di Laudeck e infine il Castello di Tarasp, ripreso una seconda volta con i dintorni.

Titolo dei quattro saggi contenuti nel volume:
-“L'alba del Seicento sulla Contea del Tirolo” di Alessandro Baccin, storico meranese.
- “Il Codice Brandis. Una preziosa testimonianza storica dell’aristocrazia del Tirolo” del ricercatore e saggista Christoph Gufler.
- “Castelli di carta. Il Codice Brandis come fonte per lo studio dei castelli di area tirolese” dello storico Walter Landi, archivista e autore.
-“La descrizione del territorio tirolese all’inizio del XVII secolo” di Carlo Andrea Postinger, medievista e autore di pubblicazioni relative a castelli, palazzi e chiese del Trentino.

Il pregevole volume “Il Codice Brandis. I castelli del Burgraviato, della Val Venosta e dell’alta Valle dell’Inn” verrà presentato giovedì 17 maggio alle ore 18 al Castello del Buonconsiglio di Trento e giovedì 24 maggio alle ore 18 al Palazzo della Fondazione della Cassa di Risparmio di Rovereto.

Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito


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